Periferie e rendite fondiarie, critici d’arte e mecenati, turismo sessuale e solitudine, dark lady e casalinghe disperate, guerra e alienazioni. Il Bergamo film meeting, arrivato alla sua ventottesima edizione, conferma la sua vocazione eclettica e il talento acuto e lungimirante dei suoi selezionatori. Dal concorso alle sezioni collaterali, non resta davvero che preparare gli occhi a visioni inusitate, suggestioni e denunce che arrivano da lontano, e da vicinissimo.Il premio Bergamo film meeting sarà assegnato, secondo i voti di tutto il pubblico, ai tre migliori film del concorso, tutti inediti in Italia, tra cui La piccola A di Salvatore D’Alia e Giuliano Ricci, Ori di Miguel Angel Jiménez (Spagna/Georgia) e "Efeitos secundários" di Paulo Rebelo (Portogallo). Succulenta la sezione Visti da vicino, che presenta 22 documentari indipendenti provenienti da tutto il mondo. Tra questi, Il figlio di Amleto di Francesco Gatti racconta dello scrittore e critico d’arte Giovanni Testori e di quando, nel 1989, presentò al mondo delle gallerie milanesi l’artista Sergio Battarola. "Five ways to Darío" di Darío Aguirre (Germania) è invece l’esperienza di un uomo che vive fra la Germania e l’Ecuador. Cercando il suo nome su internet trova centinaia di omonimi, a cui scrive e-mail e lettere. Poliziotti, go go dancer e prostitute sono invece i protagonisti di "Angeles city, Philippines" di Davide Arosio e Alberto Gerosa (Italia/Filippine), che ci porta nella città che ospita, fino al 1991, la più grande base militare statunitense al di fuori degli Usa, e "Vienen por el oro, vienen por todo" di Pablo D’Alo Abba e Cristian Harbaruk (Argentina/Spagna 2009) ci immerge in una miniera in Patagonia, dove una compagnia canadese estrae metalli preziosi usando cianuro e molta acqua. Le guerre del secolo breve risuonano in "Cooking history" di Peter Kerekes (Slovacchia/Repubblica Ceca/Austria/Finlandia), ritratto dei cuochi di guerra di tutta Europa, mentre la musica elettronica è la protagonista di "Technozoyds: an electromentary" di Dion Merz, Nicole Biermaier e Ravi Vaid (Svizzera), che racconta la breve vita dell’electroclub underground Dachkantine, aperto a Zurigo dal 2003, diventato un punto di riferimento europeo e chiuso nel 2006.
La retrospettiva di quest’anno è dedicata all’attore francese Jean Gabin (1904-1976), interprete di pellicole come "Pépé le Moko" (Il bandito della Casbah), "Quai des brumes" (Il porto delle nebbie), "Le jour se lève" (Alba tragica), "La grande illusion" (La grande illusione). Infine, il nuovo cinema ungherese e quello finlandese sono al centro, rispettivamente, della sezione Aria fresca e di quella promossa dal fondo Nino Zucchelli. Tutti i colori del nero invadono Luci e ombre e la darkmaratona, in cui protagonisti assoluti sono dark lady d’autore e cinema di genere: si va da "Angel face" di Otto Preminger a "Human desire" di Fritz Lang, da "The lady from Shanghai" di Orson Welles a "Out of the past" di Jacques Tourneur.
Infine, per il progetto di distribuzione culturale Avanti!, Andrea Segre presenta il suo Magari le cose cambiano. Nel cuore della Ponte di Nona di oggi, un’auto inchiesta racconta le dinamiche di interesse e di potere che segnano le vite quotidiane di migliaia di cittadini: quartieri costruiti senza servizi, senza collegamenti viari, senza luoghi di socialità, senza nessuna manutenzione. Imbuti schiacciati dal traffico di una città costruita pensando solo all’interesse delle rendite fondiarie e dei bacini elettorali.
Bergamo, dal 6 al 14 marzo.
Info: www.bergamofilmmeeting.it.





