Come preannunciata dalla programmazione Sky di ieri sera, è arrivata puntuale – ma anche inaspettata, visto il modo in cui è stata trattato il film dalla distribuzione statunitense, per non parlare di quella italiana – la vittoria del Cinema. Dopo aver passato mesi su set di bombe da disinnescare, una donna come Kathrin Bigelow non avrà probabilmente temuto un Golia come Avatar.E ha stravinto questa ottantaduesima edizione degli Academy Awards. La forza del cinema, e della vita, ha avuto ragione persino del fascino iperrealista dei mondi paralleli di Cameron.
The hurt locker si è portato a casa le statuette per la migliore regia, il miglior film, il miglior montaggio, il miglior sonoro (sia sound mixing che sound editing), nonché per la migliore sceneggiatura (ne è autore il giornalista Mark Boal). Non resta che sperare che, sull’onda di questo per certi versi incredibile trionfo (la Bigelow è la prima regista donna a vincere l’Oscar), il film sugli artificieri operanti in Iraq torni nelle sale. E non resta che constatare il magro bottino di Avatar (effetti speciali e fotografia, quest’ultima firmata da Mario Fiore), che può consolarsi con i massimi record di incassi della storia del cinema mentre Up, dopo la marcia trionfale della sua presentazione a Cannes, vince il premio per miglior film d’animazione e migliore colonna sonora originale.
Sembrano soddisfacenti anche i premi assegnati agli attori. Jeff Bridges è miglior protagonista con il magnifico Crazy heart, battendo tra gli altri la strepitosa performance di George Clooney in Up in the air e Morgan Freeman/Nelson Mandela (Invictus). Il Cristoph Waltz tarantiniano (Inglourious basterds), dopo Cannes, vince anche negli USA come migliore attore non protagonista mentre tra le attrici vincono le statuette, rispettivamente, Sandra Bullock (The blind side) e Mo’nique (Precious), battendo concorrenti del calibro di Meryl Streep, Maggie Gyllenhaal e Penelope Cruz.





