Primo piano

Modostudio, oltre i limiti della ricerca

Bolzano, un complesso per la fondazione Uhl firmato dal gruppo capitolino

di Simone Cosimi | 3 aprile 2010

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Già è diventato difficile, in Italia, trovare un posto dove si faccia ricerca scientifica, vedi alla voce Ispra. Scovarlo poi a mille metri d’altitudine, incastonato in un gioiello architettonico che sboccerà a Laives, a pochi passi da Bolzano, potrebbe seriamente diventare un’esperienza ai limiti del miracoloso. Proprio sul concetto di confine, inteso nella sua più poetica accezione di “limes”, si sviluppa il progetto per la sede della fondazione tedesca Elizabeth ed Helmuth Uhl messo a punto da Modostudio, gruppo capitolino di architetti attivo da pochi anni eppure lanciatissimo verso i lidi del successo internazionale. Lì, fra vette innevate ed echi mitteleuropei, si svilupperà nel giro di qualche mese quel che al nostro sfigurato paese serve come il pane: sistemi integrati fotovoltaici e per il solare termico. Insomma: ricerca sulle energie rinnovabili. In ossequio alla missione dell’ente tedesco, dedicato alla promozione delle scienze, delle arti e di un’architettura che combini obiettivi ecologici con un’estetica piacevole.

Il lavoro firmato da Fabio Cibinel, Roberto Laurenti e Giorgio Martocchia risponde con semplicità e raffinatezza ai requisiti, ed ha infatti vinto un concorso a inviti contro altri cinque team da Svizzera, Austria e Germania. «La parola chiave della nostra interpretazione del progetto è limite, confine – dice Martocchia – così come il luogo non solo geograficamente ma morfologicamente è caratterizzato da questa parola, anche le funzioni che verranno ospitate sono finalizzate ad avvicinarsi e oltrepassare il limite, elemento su cui la ricerca tecnologica si basa». Un complesso che in effetti sembra permearsi con le vallate mozzafiato che lo circondano – non a caso insiste nella quasi totalità sull’impronta di edifici che già occupavano lo stesso sito – sviluppato su tre elementi votati ciascuno a una specifica funzione. Nel corpo principale gli spazi abitativi per la famiglia Uhl e per i ricercatori, al di sopra quelli della ricerca e del pensare, compresa una serra laboratorio e una terrazza che dà sulla valle dell’Adige. L’unico corpo a parte è la cantina vinicola adiacente alla strada d’ingresso. «Chi scenderà o salirà i diversi piani del complesso potrà godere delle quinte sceniche date dal cielo o dalla vallata – conclude Martocchia – il filo che rapporta gli spazi con l’ambiente».

Un tesoro di sapere custodito in uno snodo orografico che quel “limes” sembra incarnarlo fino al midollo, all’incrocio fra Alpi Retiche a ovest, Dolomiti a est, prealpi bresciane e venete. Ma anche un progetto di confine nel senso della solita eccezionalità italiota, della serie troppo bello per essere vero: laboratori, architettura sostenibile, missione sociale e costi contenuti (la struttura verrà due milioni e mezzo di euro). Un altro mondo è possibile, a dieci chilometri da Bolzano.


IL PROGETTO
Tre funzioni integrate

La possibilità di coesistenza e convivenza, la volontà di realizzare un edificio che abbia tante funzioni integrate e perfettamente comunicanti tra di loro: sono stati questi i punti di partenza del progetto realizzato da Modostudio per la nuova sede della fondazione Elizabeth ed Helmuth Uhl, il cui quartier generale è a Monaco di Baviera. Tre spazi diversi fra loro anche per i materiali utilizzati: pietrame a vista e calcestruzzo per le abitazioni e la cantina, acciaio, legno e vetro per l’area destinata ai laboratori. I lavori inizieranno entro la fine dell’anno. Info: www.modostudio.net.