In una sempre più affollata conferenza stampa romana, Paolo Baratta e Marco Muller (rispettivamente presidente della Biennale di Venezia e direttore artistico della Mostra del cinema) hanno illustrato i tratti salienti della nuova edizione definita, dallo stesso Baratta, all’insegna della sobrietà a discapito dei 12 milioni di euro spesi. «Crediamo di esserci riplasmati per poter sopportare il momento di ristrettezze. E la crisi ci ha dato una mano ad assumere alcune decisioni, così come alcuni registi si sono adattati a fare film più corti o meglio di più breve durata», ha precisato. Ad infiammare gli animi nei giorni scorsi la polemica tra il regista Pupi Avati e il direttore del festival per la collocazione più idonea dell’ultima pellicola, Una sconfinata giovinezza, del regista bolognese: in competizione, come vorrebbe l'autore, o fuori concorso, come vorrebbero i selezionatori. Il dilemma è stato prontamente risolto con la drastica esclusione, come ha preferito lo stesso Avati, del film dalla manifestazione. La 67esima edizione della kermesse cinematografica in programma al Lido dal primo all’undici settembre presenta più autori giovani, meno registi di fama dichiarata e vede la partecipazione, in concorso, di quattro pellicole italiane: Noi credevamo di Mario Martone, con Luigi Lo Cascio e Toni Servillo; La passione di Carlo Mazzacurati; La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo, dal libro cult di Paolo Giordano; e l'outsider La pecora nera di Ascanio Celestini, interpretato dal poliedrico attore insieme a Giorgio Tirabassi e Maya Sansa. Molti i film italiani anche nelle altre sezioni della manifestazione per un totale di ben 29 pellicole.
La giuria, presieduta da Quentin Tarantino, vede tra gli italiani la partecipazione di Gabriele Salvatores e Luca Guadagnino che, insieme a nomi del calibro del messicano Guillermo Arringa, decideranno a chi assegnare il Leone d’oro. Tra le pellicole più attese quelle degli statunitensi Somewhere di Sofia Coppola e Promises written in winter di Vincent Gallo. Alex De La Iglesia con Balada triste de trompeta, Potiche di Francois Ozon, e l’atteso Black Swan di Darren Aronofsky che sarà anche il film proiettato durante la serata inaugurale. «Non sono una presentatrice» confessa Isabella Ragonese madrina della mostra di Venezia, che chiederà «consiglio alla Carrà per sostenere al meglio questo ruolo. E comunque - sottolinea l’attrice ospite al Giffoni film festival - mi aspetto che ci saranno ovviamente delle critiche. È giusto che sia così. Sono il sale di ogni evento».
Dal primo all'11 settembre
Info: www.labiennale.org





